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La mensa dei poveri è una tradizione secolare per i conventi francescani. Secondo le nostre cronache durante l’inverno del 1932 fu necessario distribuire tre volte al giorno una minestra calda: alle ore 8,30; 13,30; 17,30; perché i poveri raggiungevano ogni giorno anche il numero di 450 o 500.

Sembra incredibile ma anche ai nostri giorni vive qualche anziano che ricorda la lunga fila di persone, che dalla porta del convento si prolungava fino sulla strada pubblica. Un documento, sebbene incompleto, lo offrì anche l’avvocato Padovani sul “Gazzettino” dell’11 febbraio 1932, sotto il titolo Beneficenza del Convento. Riportiamo l’inizio dell’articolo:

Chi si reca sul mezzogiorno o verso sera sul sagrato del nostro convento di San Daniele, assiste a uno spettacolo che, anche se può rievocare qualche immortale pagina manzoniana, non è certo dei più consolanti: il gran numero di poveri da ogni parte che attendono che si apra la porta del convento e che frate Pasquale, dai mansueti occhi azzurri, e un altro fratello incomincino a scodellare minestre, togliendole da un calderone ricolmo di zuppa”.

Dove trovavano i frati il necessario? La fonte principale era la questua, specie del pane, a Lonigo, San Bonifacio e Cologna Veneta. L’amministrazione pubblica non era presente. Al Comune i frati chiesero solo una guardia civica nel marzo del 1928 per tenere l’ordine, e la ottennero. Il commento del cronista è solo questo: Sant’Antonio saprà provvedere a tutti.
Attualmente la mensa dei poveri è aperta tutti i giorni dal lunedì al sabato dalle 12.30 fino alle 13.30. Non si assiste più a lunghe file di persone ma ogni giorno in media 15 persone bussano alla porta del nostro convento per un pasto caldo e la possibilità di una doccia.

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