È tradizione che a poca distanza dal convento nel terreno chiamato “Le sante” i buoi, mentre aravano, improvvisamente si arrestarono e si inginocchiarono. Inutili gli incitamenti degli agricoli. Alla fine questi, insospettiti di qualcosa di misterioso, decisero di scavare. Sorpresa: trovarono seppellito un Crocifisso su legno d’olivo. Trasferito nella vicina chiesa di San Daniele, ne divenne un gran tesoro per tutti e fu venerato per secoli. Era scolpito in legno di tiglio; il volto, molto espressivo, rivelava, a differenza del resto, la mano di un abile artista.
Ogni anno, il giovedì santo, processionalmente veniva trasportato nella chiesa parrocchiale, attraverso le vie principali della città; il giorno seguente ritornava alla sua sede. Dopo l’esodo forzato dei frati, a causa dell’abbandono della chiesa, l’arciprete di Lonigo, don Gasparini, si interessò di trasferirlo nella chiesa parrocchiale di San Cristoforo e chiese il consenso a chi ne deteneva i diritti. Più volte i laoniceni sperimentarono la protezione della sacra immagine, specie durante il colera del 1855.
Edificato il duomo, alla vigilia della sua consacrazione, il 21 luglio 1892, dalla chiesa di San Cristoforo, il Crocifisso miracoloso fu trasferito nel nuovo tempio accompagnato in processione dalla folla dei fedeli, dal clero e dai frati di San Daniele. Ai nostri giorni si innalza sull’altare maggiore del Duomo.

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